Da convertitrice a Rifugio alpino

La storia del Rifugio Somma Lombardo ha radici lontane… nel 1951, anno di trasformazione in Sezione autonoma, durante l’Assemblea Generale dei Soci, si indicò, quale principale traguardo da raggiungere, l’acquisizione di una struttura da adibire a rifugio alpino, con l’intento di farlo diventare luogo di ricettività per i frequentatori della montagna. L’occasione giunse molto presto dall’alta Valle Formazza ove sorgeva il cantiere per la costruzione della diga dei Sabbioni (o Hohsand).  Le Società costruttrici della diga, Edison e Girola, inviarono a diversi enti, tra i quali anche la giovane sezione CAI di Somma Lombardo, la comunicazione circa la possibilità di poter acquisire un piccolo edificio in pietra viva e calcestruzzo che, per tutta la durata dei lavori, era stato utilizzato come convertitrice (ovvero la piccola “centrale” di trasformazione della corrente alternata in continua) per l’alimentazione della Decauville (n.d.r. “ferrovia a scartamento ridotto”) che trasportava gli inerti dalla vicina cava in galleria agli impianti di betonaggio… ancora oggi, presso il Rifugio, sono visibili i resti delle imponenti strutture in calcestruzzo degli impianti. 

L’edifico, situato a 2.561 m di quota, di fronte alla maestosa Arbola e circondato da splendide vette innevate, divenne l’oggetto del desiderio dei Soci. Grazie alla determinata volontà dell’allora Presidente sezionale Ambrogio Rossi, nell’ottobre 1955, fu costituita una “Commissione Rifugio” con il compito di concretizzarne l’acquisto e il reperimento dei fondi.  A fronte della richiesta di 600.000 Lire da parte dell’Impresa Girola, proprietaria della costruzione, il Rossi, convinto più che mai ad acquisire l’edificio, intraprese una serrata trattativa riuscendo a formalizzare l’accordo per un importo di 400.000 Lire… somma che se oggi ci fa sorridere, rappresentava un notevole impegno per quei tempi. 

Molti cittadini sommesi e alcune imprese della città, risposero con generosità all’appello della raccolta fondi ma, in particolare, il Comune di Somma contribuì con l’importo di 150.000 Lire e per la generosa offerta fu deciso di dedicare la struttura alla città di Somma Lombardo: da allora la vecchia convertitrice divenne il Rifugio Città di Somma Lombardo e immediatamente compreso tra le strutture del CAI. 

L’edificio, ben diverso da quello attuale, necessitava però di importanti lavori di ristrutturazione. Alla fine del giugno 1956, dopo una lunga preparazione progettuale e logistica, fu dato il “primo colpo di piccone”. Fu un impegno non indifferente: la posizione imponeva considerazioni particolari, principalmente dovute alle condizioni climatiche ed al breve lasso stagionale utilizzabile per gli interventi. I lavori, che furono prevalentemente svolti da Soci volontari, proseguirono nelle stagioni estive successive e furono terminati solo nel 1959 quando, con il completamento delle finiture interne e la messa in sicurezza dell’impianto di illuminazione a gas, il 13 Settembre 1959 si poté inaugurare solennemente la struttura. 

Sul piazzale antistante il Rifugio si contarono, tra Soci ed appassionati della montagna, circa 200 persone. Alla cerimonia religiosa, celebrata da Mons. Marco Sessa, sull’altare da campo da lui stesso donato al rifugio, parteciparono anche le massime autorità del CAI con il Presidente Generale Virginio Bertinelli, rappresentanti della città di Somma Lombardo, oltre a esponenti locali della Val Formazza. Fu scoperta una targa commemorativa, dettata dal Socio Carlo Ravasio, che ancora fa bella mostra di sé sulla facciata principale che recita: “Il Club Alpino di Somma Lombardo con l’aiuto di alcuni generosi ma soprattutto con la fede, il lavoro, la fatica dei Soci più fedeli alla montagna ha eretto questo rifugio per accogliervi gli spiriti anelanti alla conquista delle vette immacolate nei silenzi del divino infinito – 13 Settembre 1959”. 

In ricordo di quell’evento, nel 2019, in occasione del 60° anniversario di attività del Rifugio, è stata organizzata una cerimonia commemorativa che ha visto la presenza delle massime autorità civili e religiose della città di Somma Lombardo. Da quel giorno il nuovo vessillo cittadino, donato personalmente dal Sindaco Stefano Bellaria, sventola sul pennone con le bandiere italiana ed europea. 

Ovviamente i lavori non si conclusero il 13 settembre 1959: gli anni successivi videro moltissimi altri interventi di manutenzione, di ampliamento, ristrutturazione, miglioramento e adeguamento della struttura, per accogliere escursionisti, alpinisti, amanti della montagna, senza per questo snaturarne le caratteristiche iniziali.  

Tra i principali interventi è giusto ricordare: 

  • nel 1966 la connessione alla rete elettrica con la posa di cavi interrati, con un percorso di circa 500 m;
  • nel 1967 la totale ristrutturazione della cucina; 
  • nel 1975 la costruzione dell’adiacente piccolo magazzino/officina; 
  • nei primi anni 2000 il rifacimento del tetto, cui seguì l’intonacatura esterna; 
  • nel 2017 la tinteggiatura esterna, che dona l’attuale ed originale aspetto; 
  • nel 2021 la ristrutturazione delle camere, per renderle ancor più confortevoli, unitamente all’esecuzione di importanti lavori di adeguamento tecnico e normativo, compreso il rifacimento dell’impianto elettrico e della linea di alimentazione, trifase, posata completamente in cavidotto. 

In queste brevi note non possiamo dimenticare chi, anno dopo anno, con amore e passione, ha sempre dedicato parte del suo tempo alla gestione del Rifugio. Sono giovani e meno giovani, ma sempre animati dalla passione per la montagna e dalla voglia di donare, a chi sale sin quassù, quella cordiale accoglienza che ogni escursionista merita di ricevere dopo tanta fatica. 

Questa breve descrizione della storia del rifugio Somma Lombardo non può che concludersi con una significativa frase tratta dalla pubblicazione “Il Rifugio Somma Lombardo. 1949 – 1979. Trent’anni fra cronaca e storia”, testimonianze e aneddoti raccolti da Armando Casolo e Ambrogio Rossi, parole che valgono ora come allora: “E lassù, dove il frastuono del mondo civile non arriva, il silenzio invita a meditazioni più profonde verso la ricerca di una vita diversa, per taluni più bella e per tutti certamente più sana, entusiasmante ed altamente morale”



Foto Storiche costruzione Diga del Sabbioni

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Ermanno Olmi: Sabbioni Una diga a quota 2500 (1953)

Ermanno Olmi: La diga del Ghiacciaio (1955)