
Miracolo ingegneristico, fallimento economico

A Somma Lombardo, e in particolare nel territorio a nord – ovest e a sud della cittร , sono oggi ancora visibili terrapieni, ponti diroccati e altre numerose rimanenze tutte appartenute ad un’antica via ferrata chiamata Ipposidra, ormai un lontano ricordo sbiadito nel tempo. L’ipposidra, o via ferrata delle barche, era un’opera ingegneristica di alto livello che fu realizzata nella seconda metร dell’800 per trasportare le barche da Tornavento a Sesto Calende, evitando cosรฌ il problema di risalire il fiume Ticino nei punti dove la corrente rendeva difficile e pericolosa la navigazione ( per un breve tratto di fiume potevano volerci anche settimane). L’opera, che fu in funzione solo 7 anni dal 1858 al 1865, nonostante fosse un’opera di altissimo livello, rappresentรฒ un vero fallimento, in quanto ormai le ferrovie con treni funzionanti a vapore rappresentavano la vera innovazione dell’epoca. Di questa vecchia ferrovia non rimangono che terrapieni e vecchi ponti ormai ridotti a rudere, suggestivi manifesti dell’epoca risorgimentale lombarda.

Fu Carlo Cattaneo il primo ad occuparsi del problema delle migliaia di barche che non erano in grado di risalire il fiume per raggiungere Sesto Calende, il porto di riferimento dove stoccare i carichi, in particolare il cotone e il grano. Cattaneo si convinse quindi a sostenere il progetto di una ferrovia che partendo da Tornavento permettesse alle barche di “risalire il fiume via terra” e giungere fino a Sesto Calende. L’iniziativa fu ideata da Giovan Battista Frattini e da Francesco Besozzi, e fu avviata con la costituzione della societร nel 1846. La nuova ferrovia avrebbe connesso i porti di Tornavento e Sesto, permettendo alle barche di risalire via terra in meno di mezza giornata. Su larga scala avrebbe permesso di connettere l’Adriatico alla Svizzera, destinataria quest’ultima dell’esportazione di grano. L’autorizzazione effettiva alla realizzazione fu rilasciata dal governo austriaco (allora il milanese e tutto il territorio era assoggettato all’impero asburgico) il 18 marzo 1848. Cattaneo dovette ricercare anche numerosi finanziamenti ( l’opera costรฒ piรน di 1’500’000 L austriache) anche presso amici banchieri e grandi imprenditori. Il progetto tecnico fu redatto dall’ing, Giacomo Bermani, che ne studiรฒ attentamente pendenze e sistemi di contrappeso per far salire o scendere le barche. Per la realizzazione dell’ipposidra furono espropriati terreni a piรน di 250 proprietari. La costruzione dell’infrastruttura cominciรฒ nel 1851, e durรฒ 7 anni culminando nel 1858, anno di inaugurazione.

L’opera in funzione
Il 5 febbraio 1858 si sperimentรฒ il primo “attiraglio” dei carri fuori dal fiume. Sull’ipposidra circolavano poco meno di un centinaio di cavalli, 28 pesanti carri a 8 ruote, 6 carri a 4 ruote. Le barche venivano estratte dal Ticino presso una darsena sotto il borgo di Tornavento, direttamente collegata con il naviglio Grande e la Bocca di Pavia. Qui una quarantina di cavalli servivano per estrarre le barche dall’acqua. Fino a Somma il percorso รจ in salita, con una pendenza calcolata affinchรฉ i cavalli e il carico fossero in sicurezza. A Somma le barche scendevano verso il torrente Strona senza cavalli, ma con un sistema di freni (mediante “taglio ardito”) . Le barche cosรฌ fatte calare verso la costa della valle dello Strona, superavano il fiume sull’alto ponte ( su cui oggi passa la Strada Provinciale) e giungevano alla stazione, dove altri 40 cavalli erano ospitati e pronti per dare il cambio a quelli che avevano fin qui trasportato il carico. Dopo la stazione e il cambio cavalli, i carri con la barca costeggiavano l’antica via Ducale, detta anche “Mercantera”. in Localitร Groppetti la via ferrata doveva affrontare una ripida discesa . In questo punto quindi il carro con il carico veniva collegato mediante un cavo ad un carro senza carico posizionato a valle come contrappeso: il carro con la barca scendendo faceva risalire il carro vuoto.

Un tempo chiamata Localitร “mulini” , era in questo luogo che culminava il tragitto delle barche trasportate sulla via ferrata da Tornavento a Sesto. Qui giungevano su un terrapieno a 20 metri di altezza dal fiume, da cui venivano calate con una piattaforma ad ascensore munita da contrappesi e mossa da una ruota ad acqua. Le barche, restituite al fiume, venivano trainate sempre dai cavalli della societร fino alla piarda di Sesto.

Il fallimento dell’attivitร
Il sogno e le grandi opere dovettero misurarsi con la realtร dei fatti. A livello infrastrutturale si dovette fare i conti con la realizzazioni delle piรน moderne ferrovie con locomotive a vapore, prime su tutte la linea Novara-Arona. Non da meno i proprietari delle barche si opposero all’utilizzo della via ferrata: anzitutto pare che le barche si danneggiassero nel tragitto, e comunque si stava rivoluzionando un’attivitร che andava avanti da secoli secondo una tradizione molto radicata, quella della cultura del fiume, che non voleva rinunciare alla sfida delle rapide nel risalire il Ticino. Cosรฌ dai 18 viaggi giornalieri stimati, se ne fecero meno della metร , e le cose non migliorarono mai, tanto che il fallimento della societร fu dichiarato in meno di 10 anni di attivitร . Precisamente la societร fallรฌ nel 1865, lo stesso anno dell’inizio dell’attivitร della ferrovia con treni a vapore che avrebbe collegato Gallarate ( e Milano) a Sesto. Proprio di questa ferrovia non si fece preoccupazione l’ing.Vismara, che in fase di progetto non reputรฒ l’opera concorrenziale.

Cosa rimane della via Ferrata delle Barche
Della via ferrata delle barche che collegava Tornavento a Sesto rimangono numerose tracce, in particolare nei boschi e nelle foreste, dove l’attivitร antropica รจ stata limitata. La societร vendette quanto potรฉ ( al comune di Somma Lombardo cedette il ponte sullo Strona, che andรฒ a sostituire il vecchio ponte medioevale -ora rudere sito a pochi metri piรน a nord- sul quale passa ancora oggi la strada provinciale che conduce a Golasecca ) . Il porto a Tornavento, la stazione a Somma, e le altre strutture furono cedute a privati, cosรฌ come fu venduto il metallo della via ferrata. Rimangono le strutture piรน evidenti, i terrapieni che creavano le calcolate pendenze , e su cui correvano i binari, ma soprattutto i ponti ( alcuni ancora con l’arcata ) che accompagnano gli escursionisti in brughiera come se fossero antiche costruzioni di un’epoca passata, poi neanche troppo lontana. Il parco del Ticino propone un itinerario segnato con le iniziali IP che utilizza sentieri e strade che costeggiano in piรน punti il tracciato della via ferrata, che sul territorio Sommese conta il maggior numero di rimanenze e testimonianze.
Il sentiero delle Vie Verdi del Ticino
Il Parco del Ticino ha individuato un percorso escursionistico concepito per raggiungere e visitare le principali rimanenze di questa speciale infrastruttura ormai perduta. Il sentiero del Parco รจ segnalato con cartellonistica e da indicazioni che riportano le lettere IP (Ipposidra).

Chi intende percorrerlo tutto il sentiero parte da Tornavento, dove si costeggia l’antico letto del Naviglio Grande ed il fiume Ticino, fino a raggiungere ad alcune abitazioni e vecchi opifici. Da qui, salendo di quota, ci si addentra nei boschi di Vizzola Ticino, si raggiunge Somma Lombardo entrando in cittร (attenzione a non perdersi) e riprende in fondo a via Ronchi scendendo verso il fiume Strona. Il sentiero ripercorre l’antica Via Ducale e raggiunge Golasecca, dove si trovano alcuni tratti difficili da percorrere con la bicicletta. Si giunge infine a Sesto Calende, dove il percorso culmina lungo l’ alzaia, molto vicino al centro del paese. Qui dove una breve via porta il nome dell’ipposidra รจ il luogo dove le barche venivano rimesse in acqua.
- Il percorso รจ lungo circa 21 Km, attraversa aree trafficate e il centro urbano di Somma.
- Tempo stimato di percorrenza : 5 h. 30
- Periodo consigliato da Settembre a giugno ( evitare i mesi piรน caldi )
- Maggiori informazioni sul sito del Parco del Ticino
Fonti storiche da : M. Maggioni, Alta valle del Ticino, lo sviluppo economico 1815-1940 , pp 75-79 – Macchione Editore
Sito ufficiale Parco del Ticino: natura.parcoticino.it









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