
Storia idroelettrica del bacino dell’Ovesca dall’Ottocento alla nazionalizzazione
La storia idroelettrica della Valle Antrona inizia nel 1898 quando la Società Ceretti comincia la costruzione di una “piccola” centrale per l’azionamento di un laminatoio per le acciaierie di Villadossola: il primo in Italia azionato elettricamente. Lo sfruttamento, su grande scala, delle forze idrauliche proseguirà tra il 1920 e il 1930 con i grandi impianti della Società Edison. Gli impianti dell’Ovesca diedero un contributo fondamentale nel consolidare il primato della Società Edison come maggiore gruppo elettrico italiano, sia in termini di energia prodotta che distribuita, sia in termini di capitalizzazione. Gli impianti dell’Ovesca fecero persino registrare dei primati italiani: l’impianto con la più alta caduta mai costruito sino ad allora, quello di Villadossola nel 1901, e l’esercizio della prima linea di trasmissione a 130 kV, la Pallanzeno-Arquata Scrivia.
Una storia “fatta” da figure del calibro di Pietro Maria Ceretti, Gaetano Bonomi, Piero Marinoni, Carlo Esterle, Giacinto Motta e Carlo Sutermeister, colui che fece funzionare la prima linea elettrica d’Europa in corrente alternata per il trasporto di energia a distanza e che studiava nuove realizzazioni proprio in Valle Antrona.
Anche la progettazione architettonica delle centrali ha avuto i suoi attori e se per la progettazione delle centrali della poco distante Valle Antigorio fu coinvolto l’archistar dell’epoca, Piero Portaluppi, non meno significativo è il lavoro del quasi sconosciuto architetto Luigi Bisi, progettista delle due stupende centrali Giovan Battista Pirelli di Rovesca e Giuseppe Colombo di Pallanzeno, sobriamente neoquattrocentesca la prima e di ispirazione baroccheggiante la seconda.
Le testimonianze fotografiche o cinematografiche, le memorie tecniche, gli articoli di giornale e persino il materiale pubblicitario dell’epoca, relativamente alle installazioni nella Valle Antrona, sono molto difficili da rintracciare… per la prima volta tutto questo è stato raccolto in un unico volume organico con l’intento di preservare la storia di un’intera valle, che dopo oltre un secolo continua a generare con le sue acque energia rinnovabile.
L’Autore
Andrea Cannata si laurea in Ingegneria Meccanica ed Ingegneria Energetica presso il Politecnico di Milano ed entra in Enel Produzione nel 2009. Dopo essere stato Capo Centrale a Verampio e Pallanzeno e aver ricoperto il ruolo di responsabile della manutenzione dell’Area Nord Ovest, si occupa oggi degli avviamenti degli impianti idroelettrici italiani di Enel Green Power. Appassionato e conoscitore del patrimonio storico, sia tecnico che architettonico, del sistema idroelettrico della Val d’Ossola, cura tra il 2016 e il 2017 la mostra “Uomini Macchine e Dighe” allestita a Crodo, Formazza e Milano. Nel 2019 pubblica il volume “Sabbione – Storia di una diga e degli uomini che l’hanno costruita” e nel 2023 “Centomila cavalli per Milano – Storia idroelettrica dei bacini del Toce e del Devero da Ettore Conti alla nazionalizzazione”. Ama raccogliere documenti, oggetti e testimonianze, riscoprendo e dando valore alla storia degli uomini che hanno animato l’industria italiana del ’900.


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